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Tecniche Chirurgiche

Una volta falliti eventuali tentativi di bonifica con la terapia antibiotica o nelle osteomieliti croniche, la nostra esperienza ci insegna che l’unica possibilità di eradicare l’infezione è quella di asportare l’osso e tutti gli organi limitrofi interessati fino ad arrivare a tessuto vitale e sano. Talvolta può quindi bastare una piccola asportazione che non compromette né la stabilità né la funzione dell’arto trattato, ma in molti casi dopo la rimozione dell’osso infetto si rende necessaria una idonea ricostruzione chirurgica.
Insieme ai tessuti infetti è altresì opportuno rimuovere tutti i mezzi di sintesi interna (placche, viti, chiodi, cambre, ecc.) presenti nell’area infetta, e ricorrere ad una nuova stabilizzazione mediante fissazione esterna.

Per ricostruire l’osso asportato, invece, vi sono diverse possibilità. Nelle ossa lunghe della gamba, si predilige la rigenerazione ossea in distrazione con fissatori esterni circolari, detta anche “Tecnica di Ilizarov” dal nome del chirurgo russo che la inventò nel secolo scorso.
Alcuni esempi di montaggi di fissatori circolari per diversi distretti corporei

Per le ossa corte, in quelle lunghe dell’arto superiore e talvolta anche per il femore, si può invece trasferire un osso vascolarizzato da un’altra sede corporea quale il perone, la cresta iliaca, o una porzione di costa o scapola. Per questi interventi occorre poi suturare i vasi sanguigni che nutrono il segmento osseo trasferito a dei vasi del sito da ricostruire (del calibro di 2-3mm, solitamente), con l’aiuto di opportuni mezzi ottici di ingrandimento. Questa tecnica è nota come Microchirurgia Ricostruttiva.

Anche per i tessuti molli circostanti è spesso necessario pianificare un intervento ricostruttivo, difatti l’osso operato va tassativamente coperto con tessuti autologhi ben vascolarizzati.

A tal fine si possono utilizzare dei lembi di tessuto provenienti dalle aree limitrofe a quella operata, oppure, come per i trasferimenti ossei, si possono prelevare dei tessuti muscolari, fasciali e cutanei da aree distanti (es. dorso, coscia, addome) e rivascolarizzarli microchirurgicamente nel sito ricevente.

Per questi trasferimenti microchirurgici si utilizzano ovviamente tessuti la cui asportazione non comporti deficit funzionali rilevanti nel sito donatore.

Tutte le tecniche chirurgiche elencate possono offrire ottimi risultati, ma a fronte di trattamenti estremamente lunghi ed impegnativi, e ad un rischio di complicanze e fallimenti non trascurabile.

Per questo motivo, la scelta del trattamento deve essere una decisione comune del paziente con l’equipe multidisciplinare che lo prende in cura, una volta analizzati attentamente vantaggi e svantaggi di ogni opzione terapeutica.